ABA

Terapia per l'autismo

Uno degli scopi principali del metodo ABA è far in modo che la dimostrazione dell’efficacia delle procedure utilizzate per generare il cambiamento avvenga tramite il metodo scientifico.
Applicazioni di successo di questo metodo sono state documentate in diversi soggetti che vanno da quelli gravemente disabili a quelli molto intelligenti, sia giovanissimi che anziani, sia in programmi istituzionali controllati sia in situazioni di gruppo meno strutturate. La gamma dei comportamenti studiati va dalle semplici abilità motorie fino alla soluzione di problemi complessi. Le aree in cui questo tipo di interventi sono maggiormente utilizzati sono l’educazione, il servizio sociale, l’assistenza, la psicologia clinica, la psichiatria, la psicologia di comunità, la medicina, la riabilitazione, gli affari, la gestione aziendale e lo sport (Martin & Pear, 2000)


Ma il campo in cui si è mostrata una più significativa crescita e applicazione è quello riguardante i bambini con disturbo autistico (Viruès-Ortega, 2010; Shook, 2005).

L’obiettivo della terapia ABA diventa quindi quello di incrementare repertori comportamentali socialmente significativi e ridurre quelli problematici attraverso l’impostazione di un programma comprensivo che include i seguenti elementi:

• Intervento Intensivo: l’intervento deve essere intensivo. Le procedure e gliobiettivi non possono essere limitati a pochi momenti o a qualche ora di terapia lasettimana ma coinvolgere nel quotidiano tutti i momenti di vita dell’individuo;

• Intervento precoce: i cambiamenti maggiori si ottengono se il trattamento inizia in età prescolare, ma ciò non significa che l’offerta di un servizio di intervento scientificamente validato debba essere limitata solo a bambini sotto i cinque anni. A parte gli studi valutativi a lungo termine, molte delle tecniche e procedure comportamentali sono state sviluppate e testate su adolescenti ed adulti (es: Hagopian, 1998);

• Coinvolgimento massiccio della famiglia: l’intervento richiede il coinvolgimento della famiglia, insegnanti ed altri operatori coinvolti nella vita quotidiana dell’individuo (Bartak, 1978; Lovaas, Koegel, Simmons, and Long, 1973);

• Curriculum individualizzato e comprensivo che indirizzi tutte le aree evolutive: il curriculum deve essere individualizzato ai repertori deficitari dell’individuo e non basarsi su un format manualistico. Gli obiettivi devono seguire il più possibile una sequenza evolutiva ed essere funzionali all’inserimento dell’individuo in  un contesto sociale appropriato (casa, scuola o lavoro);

• Insegnamento strutturato: gli obiettivi a lungo e breve termine vengono sottoposti ad un’analisi del compito (task analysis) e suddivisi in minime unità facilmente gestibili dall’individuo, genitori ed insegnanti. La forma d’insegnamento maggiormente utilizzata in un intervento comportamentale strutturato è quella del Discrete Trial Training associata al training alla discriminazione (discrimination training) ed apprendimento senza errori (errorless learning). Altre tecniche di insegnamento strutturato che negli ultimi anni sono state sviluppate e si sono rivelate efficaci sono quelle basate sul Precision Teaching (Johnson &Layng, 1992) ed i programmi di Direct Instruction (Engelman et al, 1983);

• Insegnamento Incidentale: l’insegnamento incidentale (Hart and Risley, 1975; McGee et al, 1985) e/o insegnamento nell’ambiente naturale (Sundberg and Partington, 1998) rappresentano elementi necessari per la conduzione di un programma comprensivo. Gli strumenti che verranno utilizzati in questo contesto favoriranno la manipolazione della motivazione dell’individuo per incoraggiare richieste spontanee e linguaggio dichiarativo;

• Un programma di insegnamento di comunicazione totale: nel caso in cui l’individuo non possieda repertorio ecoico (imitazione vocale) s’introduce un sistema di Comunicazione Alternativa ed Aumentativa (CAA) per selezione (es: immagini) o topografia (segni) onde immediatamente permettere la comunicazione delle proprie necessità e la possibilità di influenzare l’ambiente in maniera socialmente appropriata, prevenendo in questo modo la manifestazione di comportamenti problema con funzione comunicativa (Carr & Durand, 1985). Alla CAA  si associa un programma per incentivare l’emissione vocale e portarla, in alcuni casi, sotto controllo di stimolo (stimulus control) attraverso lo sfruttamento del principio di rinforzo automatico e le tecniche dello shaping, gioco vocale e pairing tra stimolo e stimolo (Esch et al, 2005; Miguel et al, 2002; Sundberg et al, 1996);

Generalizzazione programmata: programmi specifici per facilitare la generalizzazione devono essere introdotti per ogni obiettivo stabilito (Stokes and Baer, 1978);

• Gestione dei comportamenti non appropriati: la gestione dei comportamenti problema deve essere costante onde evitare un impatto negativo sull’apprendimento. La gestione dei comportamenti problema deve basarsi su un’analisi funzionale preliminare e dettagliata (Iwata et al, 1982; O’Neill et al, 1997) per verificarne la funzione e gli antecedenti e conseguenze che ne mantengono la presenza. A quest’analisi seguirà poi un piano di intervento proattivo per insegnare comportamenti/abilità sostitutive socialmente appropriate ed un piano reattivo per gestire il comportamento problema nel momento in cui questo si manifesti;

• Procedure basate sulla letteratura scientifica: tutte le tecniche e procedure utilizzate devono essere supportate dalla ricerca sperimentale revisionata e pubblicata;

• Supervisione costante e formazione specifica dello staff: la supervisione viene condotta da un analista comportamentale certificata/o dalla Commissione per la Certificazione di Analisti Comportamentali (BACB – Behavior Analyst Certification Board) e possibilmente con frequenza bisettimanale. L’analista è inoltre responsabile della formazione specifica dello staff e genitori.