Tra i programmi intensivi comportamentali il modello più studiato è l’analisi comportamentale applicata (ABA): gli studi sostengono la sua efficacia nel migliorare le abilità intellettive (QI), il linguaggio  e i comportamenti adattivi nei bambini con disturbo dello spettro autistico. Le prove a disposizione, anche se non definitive, consentono di consigliare l’utilizzo del modello ABA nel trattamento dei bambini con disturbi dello spettro autistico.

È presenta un’ampia variabilità a livello individuale negli esiti ottenuti dai programmi intensivi comportamentali ABA; è quindi necessario che venga effettuata una valutazione clinica caso-specifica per monitorare nel singolo bambino l’efficacia dell’intervento, ossia se e quanto questo produca i risultati attesi.

Gli interventi comportamentali dovrebbero essere presi in considerazione in presenza di un ampio numero di comportamenti specifici di bambini e adolescenti con disturbi dello spettro autistico, con la finalità sia di ridurre la frequenza e la gravità del comportamento specifico sia di incrementare lo sviluppo di capacità adattive.

Secondo il parere degli esperti i professionisti dovrebbero essere a conoscenza del fatto che alcuni comportamenti disfunzionali possono essere causati da una sottostante carenza di abilità, per cui rappresentano una strategia del soggetto per far fronte alle proprie difficoltà individuali e dell’ambiente.

Secondo il parere degli esperti la terapia comportamentale dovrebbe essere presa in considerazione per i soggetti con disturbi dello spettro autistico che presentano problemi del sonno.

Secondo il parere degli esperti si raccomanda che i sintomi gastrointestinali che si presentano nei bambini e negli adolescenti con disturbi dello spettro autistico siano trattati nello stesso modo dei coetanei senza diagnosi. Si raccomanda di effettuare una consulenza specialistica orientata ad approfondire e monitorare il quadro clinico nel caso di soggetti con disturbi dello spettro autistico che manifestano una spiccata selettività per il cibo e comportamenti alimentari disfunzionali.

(tratto da LINEE GUIDA 21: IL TRATAMENTO DEI DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI)

In supporto alla validità scientifica dell’uso di interventi basati sull’ABA per l’educazione di individui con autismo esistono centinaia di studi pubblicati (Matson et al, 1996). Diverse commissioni di corpi governativi indipendenti hanno concluso che  tutt'oggi il trattamento analitico comportamentale si rivela il più scientificamente validato ed il più efficace in individui con autismo. 

  • Il Surgeon General (US Public Health Service) nel 1999 dichiara nella suarelazione “Trenta anni di ricerca hanno dimostrato l’efficacia di metodi comportamentali nel ridurre comportamenti problema e nell’incrementare la comunicazione, l’apprendimento e comportamenti socialmente appropriati”

  • Il Dipartimento della Salute dello Stato di New York (1999) stabilisce nelle linee guida per il trattamento di bambini con autismo che l’intervento comportamentale intensivo e precoce è l’unico trattamento appropriato

  • Il Dipartimento dell’Educazione dello Stato della California (1997) conclude che “ la ricerca ha dimostrato che programmi educativi basati sui principi e pratica dell’analisi comportamentale applicata produce rapidi, complessi e durativi progressi nelle abilità cognitive, ludiche, sociali, comunicative e di autonomia personale”.

  • Gli Amministratori dei Servizi per Bambini con Disabilità dello Stato del Maine (2000) riportano dopo la rigorosa rassegna di studi pubblicati sui maggiori trattamenti per l’autismo che l’ABA è l’unico intervento scientificamente validato e concludono che “la diagnosi precoce di autismo dovrebbe essere accompagnata dalla dimostrata efficacia di un intervento intensivo ABA per produrre risultati ottimali e beneficio di costi a lungo Termine” (Report of the MADSEC Autism Task Force).

  • Diverse rassegne indipendenti di studi pubblicati sull’autismo concordano nel sostenere che interventi basati sull’analisi comportamentale producono i risultati più consistenti. Hingten & Bryson (1972) hanno esaminato più di 400 articoli sull’autismo tra il 1964 ed il 1970 e concludono che interventi comportamentali dimostrano i risultati più consistenti.DeMeyer, Hingtgen & Jackson (1981) hanno esaminato altri 1,100 lavori apparsi durante gli anni ’70, anch’essi concludono che l’evidenza suggerisce che il trattamento di scelta per la massima espansione del repertorio comportamentale del bambino con autismo è un programma educativo comportamentale sistematico, che coinvolga il bambino per il più ore possibile, che usi terapisti (inclusi i genitori) formati nell’uso di tecniche comportamentali. Nella loro rassegna di 251 studi tra il 1980 ed il 1995 Matson et al (1996) confermano l’efficacia di interventi basati sull’ABA su persone con autismo.

  • Sono più di 550 gli studi sullo sviluppo ed efficacia di singole procedure e tecniche ABA per la riduzione di comportamenti problema ed insegnamento di abilità adattive in individui con autismo, diversi di questi con partecipanti in età scolare (non pre-scolare) ed adolescenza (Matson et al, 1996). In tutto, gli studi valutativi controllati Sull’efficacia di un programma comprensivo (che includa diverse tecniche e procedure comportamentali) intensivo ed a lungo termine, sono 13 (Harris et al, 1991; Handleman et al, 1991; Harris et al, 2000; Howard et al, 2005; Hoyson et al, 1984; Anderson et al, 1987; Brinbauer & Leach, 1993; Eikeseth et al, 2002; Fenske et al, 1985; Lovaas, 1987; McEachin et al, 1993; Sallows & Graupner, 2005; Smith et al, 2000).

  • Il primo studio che dimostrò l’efficacia di un intervento comportamentale intensivo su bambini con autismo è quello di Lovaas ed altri nel 1973. I risultati di questo studio portarono l’autore a sviluppare il modello d’intervento la cui efficacia fu riportata nel famoso studio pubblicato nel 1987 (Lovaas, 1987) nel quale paragonò il progresso di tre gruppi di bambini con autismo. Il gruppo (N=19) coinvolto in un programma di trattamento comportamentale intensivo (40 ore settimanali) e precoce per più di due anni raggiunse risultati significativamente maggiori su tutti i test standardizzati rispetto ai due gruppi di controllo: uno coinvolto in un programma comportamentale di dieci ore settimanali ed uno che ricevette l’intervento standard statale. Inoltre, il 47% del gruppo sperimentale raggiunse risultati entro la norma in tutte le aree evolutive ed all’età di sette anni era integrato in classi “normali” senza sostegno. McEachin (1993) dimostrò come, in adolescenza otto dei nove bambini del gruppo di Lovaas seguitava ad andare a scuola senza necessità di sostegno e ad essere indistinguibile dai pari. La pubblicazione dello studio di Lovaas generò diverse critiche (Gresham & MacMillan, 1997; Schopler, Short & Mesibov, 1989; Shea, 2004), alle quali Lovaas rispose in un articolo pubblicato nel 1989 (Lovaas et al, 1989) e revisionato nel 2000 (Lovaas, 2000).Tra le critiche fu quella che un qualunque intervento intensivo avrebbe potuto produrre risultati simili e che quindi l’effetto sul gruppo sperimentale non fosse dovuto all’intervento stesso, ma piuttosto all’intensità con cui fu somministrato.

  • In risposta a questa critica Eikeseth ed altri (2002) paragonarono due gruppi di bambini tra i quattro ed i sette anni: uno coinvolto in un intervento comportamentale intensivo (30 ore) ed un altro in un intervento eclettico, cioè un intervento costituito da diversi approcci (TEACCH, logopedia, terapia sensoriale), ma altrettanto intensivo (30 ore). I risultati favorirono in maniera statisticamente significativa il gruppo comportamentale in tutte le aree dello sviluppo ed in particolare quelle del linguaggio espressivo e recettivo, dimostrando che a parità d’intensità d’intervento, il trattamento ABA produce maggior progresso in tutte le aree evolutive. Howard ed altri (2005) raggiunsero simili conclusioni al termine del loro studio di paragone di intervento comportamentale ed intervento eclettico (TEACCH, terapia sensoriale, PECS, discrete trial training) su bambini in età prescolare. Sallows e Graupner (2005) hanno replicato i risultati di Lovaas, dimostrando che circa la metà dei bambini sottoposti ad un intervento comportamentale precoce ed intensivo ha raggiunto entro l’età di sette anni un livello di funzionamento adattivo ed intellettivo pari alla norma.

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